Voxel Houses

Tronchi di bambù ed alluminio alveolare, vetro fosforescente e scarti di lavorazione del legno, nanogel e ritagli di vecchi jeans. Le abitazioni proposte coniugano al meglio l’utilizzo di tecnologie innovative e materiali ecologici. Due quadrati formano l’unità standard. Smontabile, realizzata con elementi compositi per ridurre il peso al minimo, senza trascurare il primo obiettivo: raggiungere un’elevata qualità ambientale, così che i futuri utenti possano davvero dire di trovarsi a “casa”.
La vocazione principale riguarda le situazioni d’emergenza: un container da 40′ open-top “high-cube” (utile poi come box auto o magazzino) contiene due abitazioni complete ed autonome. I plinti sono sostituibili con pali di fondazione muniti di testa a bicchiere, qualora richiesto. Le colonne in bambù presentano giunti in acciaio, sui quali vengono assicurati i solai pieghevoli. Questi, utilizzabili anche all’esterno (verande), presentano aperture per il sistema idrico, una per eventuali scale compatte (pioli, marinara, pieghevole, cappuccina) e due elementi elettrici per il riscaldamento tramite irraggiamento. Le pareti si fissano, senza necessità di viti, ai solai, includendo gli elementi di contenimento dei cablaggi elettrici, che risolvono i ponti termici. L’attenzione ai sismi si concretizza in una struttura non troppo rigida, coadiuvata da diagonali di assorbimento delle oscillazioni. Sono inoltre presenti i giunti necessari alla dilatazione termica.
Il bagno prefabbricato si posiziona con facilità in vari punti del modulo. Il telo di copertura presenta un concetto semplice ma efficace per la regolazione del micro-clima. In inverno, quando viene portato a filo del modulo (colmo più alto) il passaggio d’aria è ridotto e quella presente tende a scaldarsi. In estate la copertura viene estesa e, oltre a proteggere dal sole, favorisce il passaggio d’aria fresca nel sottotetto.
Si prevede la colorazione di alcuni elementi, per rendere più riconoscibile e vivace l’insieme. La scelta viene compiuta con riferimento al Crystal Palace (J. Paxton, 1851).
Grazie al sistema smontabile si possono prevedere infinite combinazioni di moduli, per realizzare molte varianti di maggiori dimensioni, edifici complessi e quindi strutture insediative. Quelle proposte riprendono cronologicamente alcuni esempi tipici: il “castrum“, le corti del piano Cerdà, una rivisitazione de l’Unité d’habitation, la torre. Ultimo sistema suggerito, inerente alla contemporaneità, si riferisce alla “Sun God City” dell’arch. Makoto Sei Watanabe: l’edificio viene composto mediante un algoritmo che assicura a ciascuna unità luce naturale per un certo numero di ore al giorno.
Per quanto riguarda le energie rinnovabili la riflessione più interessante concerne l’utilizzo di vetro fosforescente su superfici esterne di alcune pareti. Assorbendo luce durante il giorno e rilasciandola di notte permette di ridurre al minimo l’illuminazione nelle parti comuni degli insediamenti. Da notare che la superficie illuminante di un’abitazione è circa 25 m².
Si sottolinea l’attenzione ai processi seriali, come lo “stampaggio” dei telai in alluminio alveolare (derivazione meccanica), o le canne fumarie in fibra di carbonio. L’uso di isolanti basati su jeans usati, o pavimenti realizzati con filamenti di bambù, denotano l’attenzione al riciclo ed al risparmio energetico anche durante la produzione. Per maggiori informazioni vedere le tavole, dove tutte le campiture rispettano le convenzioni specifiche.
Infine il titolo: “Voxel” è l’unità volumetrica digitale (pixel per la superficie). Le unità intendono richiamare sia il concetto di “casa”, abitazione decorosa e propria, sia la rappresentazione della modularità completa, dove ogni singolo elemento contribuirà a costituire una sorta di immagine tridimensionale, affresco del modo di abitare fortemente caratteristico della nostra contemporaneità: Voxel Houses.